Riabilitazione Oncologica: cosa deve sapere ogni fisioterapista
Uno dei più grandi equivoci nella pratica clinica è considerare la riabilitazione oncologica come una branca estremamente specialistica della fisioterapia, riservata esclusivamente a chi lavora all’interno di reparti o centri oncologici.
In realtà, è molto probabile che un fisioterapista che lavora in ambito muscoloscheletrico, sportivo, neurologico, geriatrico o territoriale incontri persone con una diagnosi oncologica, una precedente storia di tumore o conseguenze legate ai trattamenti.
E questo rende alcune competenze fondamentali per tutti: riconoscere le red flags, comprendere gli effetti dei trattamenti oncologici e sapere come adattare l’esercizio in sicurezza.
Il ruolo del fisioterapista è più ampio di quanto si possa pensare
Il fisioterapista può avere un ruolo lungo praticamente tutto il continuum oncologico.
Prevenzione
L’attività fisica rappresenta uno dei principali comportamenti modificabili associati alla prevenzione di numerose patologie croniche. Un ampio studio su oltre 1,4 milioni di adulti ha evidenziato un’associazione tra livelli più elevati di attività fisica nel tempo libero e un minor rischio di sviluppare 13 differenti tipi di tumore.
Identificazione precoce
Il dolore può essere uno dei sintomi di presentazione di una patologia oncologica.
Questo significa che, soprattutto nell’accesso diretto e nella pratica muscoloscheletrica, il fisioterapista deve essere in grado di riconoscere quando una presentazione clinica non segue il comportamento atteso di un comune disturbo muscoloscheletrico.
Preabilitazione
Preparare il paziente prima di un intervento chirurgico o di un trattamento oncologico può significare lavorare sulla capacità aerobica, sulla forza, sulla funzione e sulla gestione delle aspettative.
L’obiettivo è arrivare al trattamento nelle migliori condizioni fisiche possibili e facilitare il recupero successivo.
Durante il trattamento
Chemioterapia, radioterapia, chirurgia, immunoterapia e terapie farmacologiche possono avere conseguenze importanti sulla funzione.
Il paziente può presentare:
✔ Affaticamento
✔ Riduzione della forza
✔ Limitazione del range of motion
✔ Neuropatia periferica
✔ Alterazioni dell’equilibrio
✔ Dolore
✔ Ridotta tolleranza all’esercizio
Dopo il trattamento e nelle cure palliative
Il ruolo del fisioterapista non termina con la terapia oncologica.
Recuperare o mantenere funzione, autonomia, partecipazione e qualità di vita può essere determinante anche a distanza di anni dalla diagnosi e, quando necessario, nelle fasi avanzate della malattia.
Cosa può trovarsi a gestire il fisioterapista?
Gli effetti della malattia e dei trattamenti possono essere estremamente diversi da persona a persona.
Tra le problematiche più frequenti possiamo trovare:
• Affaticamento e decondizionamento
• Neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia
• Riduzione della forza muscolare
• Tessuto cicatriziale e fibrosi conseguenti alla radioterapia
• Linfedema
• Paura del movimento e perdita di fiducia nelle proprie capacità
• Deficit dell’equilibrio e aumento del rischio di caduta
• Limitazioni articolari dopo chirurgia o radioterapia
• Complicanze cardiovascolari correlate ad alcuni trattamenti
Per questo motivo, prima ancora di scegliere un esercizio o una strategia riabilitativa, è fondamentale conoscere quale trattamento oncologico abbia ricevuto il paziente e quali possano esserne gli effetti sistemici e muscoloscheletrici.
⚠️ Non tutti i mal di schiena sono benigni
Questo concetto risulterà probabilmente familiare a molti fisioterapisti che lavorano in ambito muscoloscheletrico.
Una parte essenziale del nostro lavoro consiste infatti nel riconoscere quando qualcosa non torna.
Alcuni elementi che meritano particolare attenzione sono:
• Dolore costante, progressivo e scarsamente correlato al movimento
• Perdita di peso inspiegabile
• Affaticamento persistente e non giustificato
• Mancato miglioramento rispetto all’andamento clinico atteso
• Storia personale precedente di tumore
• Gonfiori o masse inspiegabili
• Sintomi neurologici progressivi
• Progressivo deterioramento delle condizioni generali
Un singolo elemento, però, raramente racconta tutta la storia.
Il dolore notturno, per esempio, non rappresenta automaticamente una red flag oncologica.
Quello che conta è il quadro complessivo: il comportamento dei sintomi, la loro progressione, l’anamnesi e soprattutto la presenza di caratteristiche che risultano incoerenti con una normale presentazione muscoloscheletrica.
Come comunicare quando qualcosa non convince
Queste situazioni non sono semplici.
Il fisioterapista può avere il sospetto che sia necessario approfondire il quadro clinico senza avere elementi sufficienti per formulare conclusioni definitive.
In questi casi è importante evitare sia di minimizzare sia di allarmare inutilmente il paziente.
Una formulazione semplice può essere:
“I tuoi sintomi non si stanno comportando esattamente come ci aspetteremmo. Preferirei che il tuo medico effettuasse ulteriori accertamenti, in modo da escludere eventuali altre cause.”
Il nostro compito non è anticipare una diagnosi medica, ma riconoscere quando è opportuno approfondire.
Esercizio e tumore: il punto non è “se”, ma “come”
Oggi sappiamo che l’esercizio può rappresentare una componente importante dell’assistenza oncologica.
Ma sapere che “l’esercizio fa bene” non è sufficiente.
La vera domanda clinica è:
come prescriverlo in modo appropriato per quella persona, in quella specifica fase del trattamento?
Durante il percorso oncologico il paziente può infatti presentare condizioni come:
• Affaticamento severo
• Trombocitopenia o altre alterazioni ematologiche
• Neuropatia periferica
• Miopatia indotta da corticosteroidi
• Fibrosi conseguente alla radioterapia
• Alterazioni cardiovascolari
• Ansia e variazioni dell’umore
• Ridotta capacità di recupero
La prescrizione dell’esercizio deve quindi essere individualizzata e continuamente adattata, tenendo conto della fase della malattia, dei trattamenti, delle condizioni cliniche e delle eventuali indicazioni del team oncologico.
Quanto deve essere intenso l’esercizio?
È probabilmente uno degli aspetti più complessi.
Nella riabilitazione oncologica bisogna trovare un equilibrio tra due esigenze:
rispettare le fluttuazioni dei sintomi e dell’affaticamento senza rinunciare a fornire uno stimolo allenante significativo.
Ridurre automaticamente l’intensità perché una persona ha avuto una diagnosi oncologica può portare a un esercizio insufficiente.
Allo stesso tempo, applicare rigidamente protocolli pensati per una popolazione sana senza considerare trattamenti, parametri ematologici, sintomi e comorbidità può essere inappropriato.
Serve quindi ciò che serve in qualsiasi buona prescrizione dell’esercizio: valutazione, monitoraggio e progressione.
Con una differenza: nel paziente oncologico le variabili da considerare possono essere molte di più.
L’esercizio può influenzare anche gli outcome oncologici?
Uno dei risultati più interessanti degli ultimi anni arriva dallo studio CHALLENGE, pubblicato nel 2025.
In pazienti con tumore del colon sottoposti a chirurgia e chemioterapia adiuvante, un programma strutturato di esercizio della durata di tre anni è stato associato a risultati clinicamente rilevanti.
Rispetto al gruppo di controllo, il gruppo sottoposto al programma di esercizio ha mostrato:
✔ 28% di riduzione del rischio relativo di un evento di disease-free survival
✔ 37% di riduzione del rischio relativo di morte
Si tratta di dati che rafforzano ulteriormente l’importanza dell’esercizio all’interno del percorso oncologico.
E mostrano quanto il ruolo del movimento possa andare ben oltre il semplice recupero della forza o della mobilità.
✅ Conclusione
La riabilitazione oncologica non riguarda solamente i fisioterapisti che lavorano nei reparti di oncologia.
Riguarda la pratica muscoloscheletrica.
Riguarda la neurologia.
Riguarda lo sport.
Riguarda la geriatria.
Riguarda l’esercizio terapeutico.
Perché sempre più persone convivono con una diagnosi oncologica durante o dopo il trattamento.
Saper riconoscere una presentazione sospetta, comprendere gli effetti delle terapie e adattare correttamente l’esercizio dovrebbe quindi far parte delle competenze cliniche di base del fisioterapista.
Non significa diventare oncologi.
Significa sapere quando trattare, come trattare e quando fermarsi e chiedere ulteriori approfondimenti.
Riferimenti
- Courneya KS, Vardy JL, O’Callaghan CJ, et al. Structured Exercise after Adjuvant Chemotherapy for Colon Cancer. New England Journal of Medicine. 2025;393:13–25.
- Moore SC, Lee IM, Weiderpass E, et al. Association of Leisure-Time Physical Activity With Risk of 26 Types of Cancer in 1.44 Million Adults. JAMA Internal Medicine. 2016;176(6):816–825.